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i racconti di reponser
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11 luglio 2004

l'attimo dopo [racconto in cinque puntate]

ultima puntata
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Si era alzato dolorosamente alle 6 del mattino successivo.



Il viaggio verso il posto di lavoro aveva avuto il gusto dell'Odissea.
Gli era sembrato, camminando per le vie di Pavia, che il mondo fosse effettivamente molto tondo, e che, gli ruotasse sotto i piedi generando l'effetto da "criceto sulla ruota"
Lui rimaneva fermo, il mondo correva sotto.
Prese nota a mente della sensazione: sarebbe stato un ottimo spunto per iniziarci a scrivere sopra una qualche disquisizione filosofica di poco conto giusta per attrarre qualche sbarbina impegolata tra i nomi, e solo quelli, di Nietzche e di Schopenhauer.
Mal di testa da sbronza , occhiaie, acidità di stomaco, nausea, voglia di vomitare.



Arrivò alla meta messo a tal punto male da desiderare solo una sedia dove sedersi e fare lunghi respiri, in attesa che l'iperventilazione gli lenisse un po' di quel dolore che ,amaro e acido, gli saliva dallo stomaco.
Occhiali neri a coprire i bagordi; non se li tolse nemmeno stringendo la mano a un giovanotto che gli venne incontro con un sorriso talmente teso da assumere parvenza di ghigno.
Se mai ci fosse stata sincerità in quella cordialità era di certo ben nascosta sotto quella paresi facciale.
La stretta non fu di certo più piacevole di quel viso deformato.
Una mano calda, e decisamente viscida.
Non sudata, solo viscida, molliccia priva di qualunque energia vitale.
Dita da ginecologo curatissime e ceramicate , lucidelustre.
Unghie lunghe solo il necessario ad avere una lieve filettatura bianco panna a sporgere dalla lunetta rosa dei polpastrelli



Cravattone Regimental, giacca d'ordinanza amministrativa , atteggiamenti d'ordinaria amministrazione.
I suoi occhi lanciavano ogni tanto fotogrammi subliminali:
"ricordati che le pause caffè durano 5 minuti"
"ricordati che la malattia non è occasione per riposarsi"



Si sottopose come un buon carcerato obbediente a una serie di esami psicologici sottoforma di schede da completare, aveva fretta di espletare tutte quelle formalità per potetrsi concedere il tempo necessario a riprendere padronanza del suo stomaco e della sua testa.



Completò gli spazi bianchi, comprese circa il 30% delle domande che gli venivano fatte e , inserito il pilota automatico per il compiacimento dell'interlocutore, si lasciò trasportare in un'orgia di "si , certo","nessun problema","capisco" ,"beh, effettivamente", "non lo può negare ...", "mi sembra comunque un atteggiamento vincente"
Il discorso che gli fu fatto a presentazione delle sue mansioni volò via frammisto al suono ritmico del suo cuore amplificato ancora dai postumi di quell'alcool ancora per metà da digerire.
Adesso poteva iniziare , finalmente, il suo nuovo , freschissimo lavoro.
Adesso poteva iniziare finalmente a morire a pagamento.




permalink | inviato da il 11/7/2004 alle 15:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

10 luglio 2004

l'attimo dopo [racconto in quattro o più puntate]

Quarta puntata
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Millcent arrivò caracollando verso di lui
Rimase ancora coricato sul suo divano, con gli occhi sbarrati dietro al vuoto bianco della sua mente.
Voleva si pensasse che stava pensando.
-Di che cazzo ti preoccupi amico?-
il tempo passava e lui sentiva sempre di più il peso di quella domanda a cui riusciva a dare una la risposta.
Che comunque sia non gli piaceva.
Cristo,non era possibile che una domanda così semplice avesse una sola risposta e nessuna soluzione.


Uscì a prendere un po’ di freddo e per vedere tramontare il sole tra la nebbia, affondare, scomparire lentamente dietro alle nuvole cariche di pioggia , e vedere il cielo farsi tutto di un colore marrone-verde.
Colpito dall’immagine del suo respiro fatto vapore ebbe la netta sensazione di dover avere freddo in quella circostanza e si infilò, d’istinto con violenza, le mani a fondo nelle tasche dei pantaloni .
La mano calda l’avvertì subito, insieme allo sfrigolio della carta accesa.
-Ehi, tutto bene-
-Mah... si, si, pensavo-
-A cosa?-
-A niente...-


Si girò verso l’amica sorridendo appena, giusto per dare un’aria di pietosa rassegnazione mentre gli si infilava a fianco per rientrare in casa
-A niente,proprio a niente, va tutto bene...hai ragione tu...-
Silenzio
Silenzio


-Vicky ?-
Silenzio
-Si Millicent?-
Silenzio
-Sei uno stronzo-
Silenzio
-Hai ragione Millicent-


Quel che venne dopo la dipartita della ragazza , che mi sia dato sapere, fu solo buio alcolico




permalink | inviato da il 10/7/2004 alle 20:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

9 luglio 2004

l'attimo dopo [racconto in tre o più puntate]

terza puntata
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Sapeva di avere la casa in buone condizioni , profumata di fresco ,aveva passato il mocio, aveva acceso un incensino all’ambra che nessuno ci usciva vivo da casa sua tra gli aromi di patchuli o di sandalo, tra olii essenziali e legni aromatici, essenze e fumi , un immenso bordello aromatico che faceva venire mal di testa anche al più raffreddato.



Fatto sta che da quel momento Millicent ogni tanto se la vedeva la sera davanti alla porta di casa, ma questo per le prime 3 settimane., poi aveva fatto una copia delle chiavi di casa e gliela aveva data.



Mangiavano, fumavano, ascoltavano musica, parlavano poco e quasi mai di paranoie , andavano al cinema insieme, si ubriacavano peso un giorno si e l’altro anche , lei portava sempre qualcosa a casa dai suoi giri, oltre al nero , a volte era del vino scrauso che a berlo ci stavi bene solo quando non ne sentivi più il gusto ed andavi ad oltranza, altre volte era porto gran riserva e allora giocavano ai grandi signori, sorseggiando nettare e guardandoi qualche VHS che passava Nick del DAMS di Torino : roba pesante, ma a botte di porto e cibo cinese andava giù anche Kurosawa.



Avevano visto tutto Bunuel , quasi tutto Fellini (tranne il Casanova), tutto Kitano, qualcosa di Allen, due film di Truffaud, Mullolhan Drive e Velluto Blu di Lynch , il grande Lebowsky e Fargo dei Cohen.



Erano anche finiti a letto insieme, ovvio, e ogni volta era magnifico: l'avevano fatto finchè ce n’era , finchè entrambi avevano voglia, una maratona vera e propria, 42 Km di coitus ininterruptus uno tra le braccia e le gambe dell’altra.


Si erano amati fino all’osso nell’ipotesi che , visto che non si sapeva se ci fosse stata un'altra edizione della cosa, bisognava togliersi ogni sfizio.



Millicent dormiva da lui ma al mattino, quando lui si alzava per andare a lezione (che era presto, presto davvero) lei non c’era mai.



Un giorno lui scherzando le aveva detto:
-Oramai non ce la fai proprio a stare senza di me-
Lei , altresì scherzando, non si era fatta viva per 4 settimane.
Poi , al lunedì della quinta era ricomparsa con una bottiglia di cointreau .

Non era il caso di dire certe cose.




permalink | inviato da il 9/7/2004 alle 21:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

8 luglio 2004

l'attimo dopo[racconto in due o più puntate]

[seconda puntata]
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Millicent compare in una notte dal freddo color Pavia, cioè bianco e blu, come la pelle delle nocche strette su un paio di freni di bici gelati da far male a tenerli tra le mani, in una delle alcune scorciatoie non sempre illuminate del quartiere storico, seduta sul marciapiede davanti all’ingresso di un’ osteria dove , per caso, era passato anche lui.
Tutto quello che potrei raccontarvi, a partire da allora, è storia recente.
Millicent: rasta rossi,cuffietta pakistana a ponpon cadenti, abbigliamento a cipolla con paletot grigio tipo reduce dalla Russia del ‘45,calze fuseaux a bande orizzontali rosa e verde e scaldamuscoli alle caviglie ,cosa che se non c’hai belle gambe, ti fanno effetto prosciutto Rovagnati .
Tuttavia Millicent poteva sembrare tutto , ma non un insaccato.

Lui: cappottone nero in pelle, pantaloni jeans neri tenuti su con una cintura nera, maglia girocollo nera, doc Marteens nere, umore che faceva pendant con il resto perchè era in ritardo mostruoso su un appuntamento con gente che non gli andava molto.
In tasca neanche i soldi necessari a pagare un succo Pago.

Lui l’aveva vista e si era inchiodato di fronte lei, aveva tirato fuori una delle sue sigaretta-da-puttana, se la era accesa e si era messo a fumare guardandola come a dire "e allora?che si fa?"

Qualche sguardo silente dopodichè lei aveva cacciato fuori dal borsone un pacchetto di tabacco e si era messa a tirarsene su una alla bandiera.
Due leccate, una bella scrollata ad asciugare e poi clic clic fuoco e fiamme.

Poche frasi:
-Chi cazzo sei?-
-Uno che passava di qua-
Lo guardò dal basso all’alto , strizzando gli occhi tra ne nuvole di fumo , come a studiarlo.
-Millicent-
-Scusa?-
-Mi chiamo Millicent e tu ?-
-Vicky-
-Che sta per Vittorio? Vincenzo? Che ne so...Vercingetorige?-
-Che sta per Vicky-
-E’ un nome da donna.-
-Sono figlio di genitori con poca fantasia ...volevano una bambina, poi sono uscito maschio...e non avevano voglia di stare lì a ripensarci di nuovo...-
-Ne vuoi parlare?-
-Ne voglio parlare di cosa?-
-Del tuo nome...la gente vuole sempre parlare delle proprie disgrazie-
-No...beh...senti io stavo andando a bere qualcosa con i miei amici...vuoi venire?-
-No-
-Neanche io...andiamo da me?-


(...)




permalink | inviato da il 8/7/2004 alle 16:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

7 luglio 2004

L'attimo dopo:[racconto in due o più puntate]


-Sei sicuro?-
-Si sono sicuro-
-Fatti un tiro amico, ne hai bisogno-
Si strappò la sigaretta dalle labbra e soffiando via il fumo aromatico dalle narici e gli porse il mal rollato.
Un purino, un’offerta rara e preziosa.
-No, non mi va...-
non gli andava davvero...Millicent alzò le spalle e si riportò il joint tra le labbra
-MMMM...Cosa pensi di fare ora? -
Lui si prese la testa tra le mani.
-Non lo so Millicent, non lo so-
-Quanto ti danno?-


Lui sparò la cifra, Millicent rimase meravigliata, aprì un po’ la bocca e lasciò defluire il fumo senza soffiarlo via...era esattamente come lui si era immaginato Bonnie di Bonnie&Clyde
Pensò qualche secondo e poi parlò, furono parole bibliche:
-Cazzo amico , occasioni così non ce ne sono più in giro, davvero...ma è legale?-
-Non lo so però mi mettono in regola quindi penso di si-
-Contratto e tutto?-
-Si...e tutto-


l’ "e tutto" lo spaventava più del si;
lei ripetè ancora una volta l’offerta allungano il braccio oramai troppo pesante.


Il nero di Millicent era una vera propria manna; lei ne aveva sempre della qualità superiore e con lui era sempre generosa al limite della prodigalità.


Diede un tirone secco , il filtro era stato fatto alla cazzo di Buddha: largo com'era lasciava passare un sacco di fumo; fu come dare una golata da una bottiglia di grappa pensandola acqua.


Iniziò a tossire, fumo buono si, quanto vuoi...ma pesante.


-E dimmelo no?-
-Tutta salute-
Aveva ragione ; pesante si a scendere e ma a salire era un paloncino.
Relax and enjoint it.
-Un altro tiro?-
-Non so se è una buona idea-
lo era ma non era il caso di farlo vedere troppo
-Potremmo berci qualcosa, ho qualcosa di fresco e forte in frigo...-
-Millicent?-
-Si?-
-Siamo a casa mia...-
-Giusto! giusto...allora, ummm, posso usarti il bagno?-
-In fondo a destra e alza l’asse-
-Vicky...-
-Si?-
-Sono una ragazza...-
Silenzio


Si mise ancora a pensare a quell’insieme di giochi di pensieri tra la colpa e il perdono a quanto ancora avrebbe dovuto aspettare prima di essere colpito, bang giù amico, giù la testa bang bang.
Intanto di là sentiva lo scroscio dell’acqua del lavandino .
A questo punto mi pare logico parlarvi di Millicent.
Ebbene non so che dirvi e questo è decisamente strano: sono un narratore e certe cose le dovrei sapere...in teoria...in effetti di cose io ne so, oddio non come J.R.R. , ma comunque sia è il mio mestiere e lo faccio al meglio delle mie possibilità.
Ma qualcosa...poco...da dirvi,c'è  (...)




permalink | inviato da il 7/7/2004 alle 20:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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